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  • Barbara Aiello

E' pur sempre domenica

Tindari, mite ti so

Fra larghi colli pensile sull’acque

Delle isole dolci del dio,

oggi m’assali

e ti chini in cuore.

Salgo vertici aerei precipizi,

assorto al vento dei pini,

e la brigata che lieve m’accompagna

s’allontana nell’aria,

onda di suoni e amore,

e tu mi prendi

da cui male mi trassi

e paure d’ombre e di silenzi,

rifugi di dolcezze un tempo assidue

e morte d’anima.

A te ignota è la terra

Ove ogni giorno affondo

E segrete sillabe nutro:

altra luce ti sfoglia sopra i vetri

nella veste notturna,

e gioia non mia riposa

sul tuo grembo.

Aspro è l’esilio,

e la ricerca che chiudevo in te

d’armonia oggi si muta

in ansia precoce di morire;

e ogni amore è schermo alla tristezza,

tacito passo al buio

dove mi hai posto

amaro pane a rompere.

Tindari serena torna;

soave amico mi desta

che mi sporga nel cielo da una rupe

e io fingo timore a chi non sa

che vento profondo m’ha cercato.

Salvatore Quasimodo

Ogni estate, verso agosto, non mancava la domenica passata a Tindari. Dopo quella salita tutta curve, con il santuario sullo sfondo, si arrivava nello spiazzo puntualmente troppo soleggiato e troppo afoso. La chiesa era enorme. Forse fin troppo decorata -già allora i miei gusti erano minimalisti- ma quel rosso e quell’oro in eccesso erano un inno di estate, ai miei occhi. Della mia estate. In fondo alla chiesa, sopra l’altare, la statua della Madonna nera e la frase in latino, che con tanto orgoglio avrei tradotto qualche anno dopo: “Negra sum sed formosa”. Un po’ tutto era formosus, in quella domenica. Dal mare blu intensissimo che vedevo affacciata dalla piazza, alla folla di gente che formicolava ovunque, al negozio con i giocattoli di legno, a quella stradina (anche questa in salita e tutta curve) verso il teatro greco.

Ci tornai tante volte a Tindari, negli anni successivi. Era sempre diversa. L’oro e rosso meno vividi, meno folla nella piazza, perfino la strada, in fin dei conti, non aveva tutte queste curve. Ma il caldo, quello c’era sempre. Mi piacerebbe che i miei ricordi mantengano sempre lo stesso calore. L’estate non è più così limpida e sospesa, e Tindari non è più un’isola lontana, ancora vergine delle mie ansie e le mie preoccupazioni. Però resta lì, in un cantuccio della mia mente, a rappresentare per sempre quel senso di Estate, che non tornerà più.


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