Intervista di Eleonora Terrile
Irene Naoya, sudanese, è arrivata in Italia per la prima volta nel 1982 grazie a una borsa di studio offerta dal Vaticano. Diplomatasi in teologia, è poi rientrata a casa in Sudan. Nel 1985 è tornata in Italia, dove ha continuato gli studi universitari. Ora vive e lavora a Roma, senza mai dimenticare la sua gente né la sua terra. Impegnata presso due cooperative, attraverso l’una presta servizio in una scuola, mentre per conto dell’altra lavora a domicilio a favore di persone disabili. A queste attività affianca quella di Presidente dell’Associazione F.O.S.I.C.S., che gestisce una casa-famiglia a Kalimoni, in Kenya, dove attualmente vivono oltre 100 bambini e bambine di strada, profughi dal Sudan, ex bambini soldato, ammalati, minori vittime di violenze e una decina di bambini kenioti.
D. Da quale regione del Sudan provieni e perché te ne sei andata?
R. Provengo dalla regione equatoriale del Sud Sudan. Sono venuta per la prima volta in Italia per motivi di studio con una borsa offerta dal Vaticano. Poi sono stata costretta a tornare in Italia a causa di una guerra civile durata più di 20 anni, con oltre 2 milioni di morti e oltre 4 milioni di sfollati e rifugiati.
D. Com’è la situazione oggi in Sudan?
R. In Sudan si sta costruendo ciò che la guerra ha distrutto. Politicamente la situazione è abbastanza tranquilla. Già nel 2009 e particolarmente quest’anno in tanti paesi del Sud Sudan si soffrirà parecchio la fame. I raccolti sono e saranno molto poveri a causa della scarsità delle piogge.
D. Com’è la tua vita in Italia?
R. In Italia mi sono integrata bene, anche se la mia vita è ancora molto difficile e faticosa per il doppio lavoro presso due cooperative e per i frequenti turni di notte. Posso comunque contare su vari amici, alcuni dei quali sono diventati sostenitori della mia Associazione F.O.S.I.C.S. Purtroppo la loro preziosa solidarietà ancora non basta a fronteggiare le tante necessità della casa-famiglia.
D. Pensi di mettere radici in Italia o prevedi un rientro nel tuo paese?
R. Il sogno mio e di quanti sono fuggiti dal Sud Sudan è di poter tornare, senza dover più temere per la nostra incolumità.
D. Quando hai creato la casa-famiglia sostenuta dall’Associazione F.O.S.I.C.S.?
R. L’ho creata nel 1990 a Kalimoni, in Kenya, in una zona più tranquilla rispetto al Sud Sudan. Si trova a 30 km da Nairobi, dove comunque esiste la dura realtà delle baraccopoli. Nel 2005 l’Associazione F.O.S.I.C.S. è stata riconosciuta dal governo del Kenya.
D. Com’è organizzata la vita della casa e chi se ne occupa ogni giorno?
R. I bambini e i ragazzi più grandi frequentano sia le scuole pubbliche sia quelle private. I più piccoli dormono nella casa-famiglia, mentre i ragazzi delle scuole superiori vanno nei collegi. Una decina di adulti di famiglie sudanesi vivono nella casa-famiglia, per prestare assistenza in particolare ai più piccoli. In questo sono comunque aiutati dai ragazzi più grandi. Possiamo contare anche su alcuni volontari kenioti ai quali diamo un piccolo contributo per le spese scolastiche dei loro figli.
D. Quali spese dovete sostenere e a quanto ammontano?
R. Cerchiamo di garantire ai bambini non soltanto alloggio, cibo, vestiti e cure mediche, ma soprattutto l’istruzione, che in Kenya è molto costosa. Nonostante la scuola pubblica sia gratuita, è necessario pagare tutto, per esempio le divise scolastiche, i libri, i quaderni, il trasporto e le gite scolastiche, la mensa. A questo si aggiungono le spese per l’affitto della struttura, pari a 10 appartamenti e a 5 stanze per i ragazzi più grandi. Giusto per dare un’idea, spendiamo 950 euro al mese per pagare l’affitto, l’acqua e la luce, più 2.550 euro per il cibo, in totale 3.500 euro al mese.
D. Prevedete di rientrare in Sudan? Se sì, il rientro coinvolgerà tutti gli abitanti della casa-famiglia compresi i bambini kenioti di cui vi state prendendo cura?
R. Prevediamo un rientro graduale in Sudan, soltanto delle persone sudanesi. I cittadini kenioti continueranno gli studi in Kenya. Il nostro primo assistito keniota si è laureato l’anno scorso e ora lavora con le Nazioni Unite nel campo rifugiati di Kakuma, in Kenya.
D. Che progetti avete una volta in Sudan?
R. I progetti vanno dalla coltivazione della terra alla costruzione di un pozzo e di un mulino, dall’acquisto di una macchina per produrre mattoni e tegole all’apertura di un negozio di ferramenta, dal mantenimento di un pollaio alla costruzione di alloggi, una scuola e una mensa.
D. Come pensate di realizzarli?
R. E’ indispensabile il passa-parola tra gli amici e i sostenitori di F.O.S.I.C.S. per trovare gruppi, associazioni o privati disponibili a finanziare totalmente o in parte i nostri progetti.
D. Se qualcuno volesse darvi una mano, che cosa potrebbe fare?
R. Potrebbe far conoscere la casa-famiglia, magari chiamandomi affinché io possa parlare in prima persona di questa realtà. Potrebbe organizzare iniziative promozionali, mercatini di solidarietà con prodotti d’artigianato africano o altro, tornei di burraco, gare sportive, eventi musicali e teatrali a favore di FOSICS. Proporre “bomboniere solidali” di matrimonio, battesimo, comunione. E ancora, invitare una classe scolastica, un gruppo di amici o una singola persona a sostenere a distanza la casa-famiglia di Kalimoni con un contributo di 80 centesimi al giorno, pari a 25 euro al mese o 300 euro all’anno, da donare direttamente a me, Irene Naoya, oppure attraverso un versamento intestato ad Irene Nadipili Naoya, via degli Apuli, 41, 00185 Roma – C.C. postale 64597008 oppure con un bonifico bancario C/C 65194414 – Banca di Roma Ag. 6004-ABI 3002 CAB 5008 - Coordinate IBAN: IT11C0300205008000065194414

Alcuni bambini della casa-famiglia di Kalimoni. Insieme a loro, da sinistra: Antonella Rossi, Massimo De Francesco, Irene Naoya/Some children of the care-home in Kalimoni. Together with them, from the left: Antonella Rossi, Massimo De Francesco, Irene Naoya
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Irene Naoya was born in Sudan. In 1982 she arrived in Italy for the first time thanks to a scholarship offered by the Vatican. After she had graduated in theology, she came back to Sudan. In 1985 she returned to Italy, where she kept on studies at University. Actually she lives and works in Rome, but she still remembers her people and country. She is working for two cooperatives. Thanks to the first one she works in a school; thanks to the second one she takes domiciliary care of disabled people. She is also the President of the F.O.S.I.C.S. Association, that manages a “care-home” in Kalimoni, in Kenya, where actually over one hundred children are living together some adults from Sudan. These children are street boys and girls, refugees from Sudan, ex children-soldiers, children raped, affected by serious illness and some very poor Kenyan babies.
Q: Where are you from? Why did you leave Sudan?
A: I come from the equatorial region of South Sudan. I came for the first time in Italy to study with a scholarship offered by the Vatican. Then I was forced to return to Italy because of a civil war lasting more than two decades, with over 2 million deaths and over 4 million displaced persons and refugees.
Q. What kind of situation is in Sudan today?
A. In Sudan people are building what the war destroyed. The political situation is quite calm. This year and the next one many countries of South Sudan will suffer a lot from hunger. The crops are and will be very poor due to poor rainfalls.
Q. What kind of life do you live in Italy?
A: I have well integrated in Italy, even if my life is still very difficult and tiring because of two jobs at two cooperatives and the frequent night shifts. I can count on some good friends, some of them became supporters of my association FOSICS. Unfortunately their precious solidarity is not still enough to cover all the home’s expenses.
Q. Do you think to stay here or to come back to your country?
A: My dream and those who have fled from southern Sudan is to return without having to fear for our safety.
Q. When did you create the care-home supported by F.O.S.I.C.S. Association?
A. I created it in 1990 in Kalimoni, Kenya, a quieter place than South Sudan region. It is 30 km far from Nairobi, where there is the harsh reality of the slums. In 2005 the Government of Kenya recognized the F.O.S.I.C.S. Association.
Q. How is the life of the care home and who is dealing with it everyday?
A: Children and older students attend both public and private schools. Younger children sleep in the care home, while high school boys go to the college. A dozen adult from Sudanese families live in the care home to provide assistance to the children. The older boys help them. We also can count on some Kenyans volunteers, who receive by us a small contribution for the education’s costs of their children.
Q. What kind of expenses do you support?
A: We try to ensure children not only a home, food, clothes and medical care, but especially the education, which in Kenya is very expensive. Even if the public school is free, we must pay for everything, for example the scholastic uniforms, books, exercise books, transport and scholastic trips, the canteen. There are also the fees for renting home, (10 apartments and 5 rooms for older kids). Just to give an idea, we spend 950 Euro a month to pay the rent, water and light, plus 2.550 Euros for food: The total amount is 3.500 Euros per month.
Q. Do you plan to come back to Sudan? If so, the return will involve everyone of the family-house including Kenyans children?
A. We expect a gradual return to Sudan, which will involve only the Sudanese people. Kenyans citizens will continue their studies in Kenya. The first Kenyan boy we had assisted, graduated last year and now he is working for the United Nations in a refugee camp in Kakuma, Kenya.
Q. What projects do you have for your life in Sudan?
A. Our projects cover the land cultivation, the construction of a well and a windmill, a machine to produce bricks and tiles, a hardware store, a poultry house, tourist accommodation, a school, a canteen.
Q. How do you think to realize them?
A. It is very important the word of mouth among friends and supporters of FOSICS, in order to find groups, associations or private resources to finance all or part of our plans.
Q. If someone wants to help you, what could he do?
A: He could speak about the family-house, maybe even through my direct intervention. He could organize sales promotions and markets in solidarity with African crafts or other products, burraco tournaments, sports competitions, musical and theatrical events. He could promote wedding keep-sake for Marriage, Baptism, First Communion. He could ask group or individual for children sponsorship: it takes 80 cents a day (25 euros per month or 300 per year). It is possible to give a contribution directly to Irene Naoya, or by bank transfer: C/C 65194414- Banca di Roma Ag. 6004-ABI 3002 CAB 5008 – Coordinate IBAN: IT11C0300205008000065194414.