Nicoletta Vallorani vince il Premio Urania 1992 con il romanzo Il cuore finto di DR, che verrà tradotto anche in Francia. Protagonista è la detective Penelope De Rossi, una “sintetica” fisicamente priva d’ogni fascino, che in una Milano degradata ripercorre le orme di Marlowe e Deckart. Altri romanzi sono la Fidanzata di Zorro (1996 – Marcos y Marcos) Eva (2002 – Einaudi), Le sorelle sciacallo (pubblicato interamente sul blog www.lesorellesciacallo.splinder.com ma è anche autrice di tutt’altro genere, provate a leggere La Fatona (2002 – Salani). Insegna, traduce, scrive saggi. E’ co-curatrice insieme a Barbara Garlaschelli dell’antologia “Alle signore piace il nero” (Sperling & Kupfer, 2009); ha curato la raccolta di saggi Dissolvenze per Il Saggiatore, 2009. Il suo sito è: www.nicolettavallorani.com
Nicoletta Vallorani dà voce alla parola “Accoglienza”. Traduzione in inglese a cura di Cinzia Scarpino.
Uno che non ha e non è. Uno che arriva con occhi fondi e tante storie che non racconterà. Uno che non parla perché se parlasse lo farebbe in una lingua che sfugge e dimentica. Uno che porta una valigia stretta, tutta chiusa nella testa.
Che non aprirebbe mai, per tutto l’oro del mondo.
Uno che non sa che farsene della civiltà occidentale. O che forse, più giustamente, uno che sa bene che quella civiltà gli ha tolto quello che aveva. E adesso sta lì a chiedere di essere accolto. Come domandare un abbraccio al proprio aguzzino.
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Nicoletta Vallorani won the Urania Award 1992 with the novel “Il cuore finto di DR”, that was even translated in France. The main character is the detective Penelope De Rossi, a woman without any appeal, who in a downgrade Milan goes back the Marlowe and Deckart’s way. Other novels are “La Fidanzata di Zorro” (1996 – Marcos y Marcos) “Eva” (2002 – Einaudi), “Le sorelle sciacallo” (published on the blog www.lesorellesciacallo.splinder.com). She is an eclectic writer, try to read “La Fatona” (2002 – Salani). She teaches, translates and writes essays. Together with Barbara Garlaschelli she worked on the anthology “Alle signore piace il nero” (Sperling & Kupfer, 2009) and then on the essays compilation “Dissolvenze” (Il Saggiatore, 2009). Her website is www.nicolettavallorani.com
Nicoletta Vallorani gives voice to the word “Welcome”. English translation by Cinzia Scarpino.
Someone who hasn’t got anything. Someone who isn’t anyone. Someone who comes with deep eyes and many stories they aren’t going to tell. Someone who doesn’t speak for if they speak they’d do it in a language that flees and forgets. Someone who carries a tight suitcase all cocooned round the head.
A suitcase they’d never even open, not for all the tea in China.
Someone who doesn’t care about society. Or maybe, more fairly, someone who knows well that society took from them what they had. And now there they are, waiting to be welcomed. Just like waiting for a hug from their own torturer.


Ho avuto tanti parenti che in tempi oramai remoti se ne andarono in ‘Merica, perché c’era lavoro, andavano a cercare “fortuna”.
Di questi ne ho conosciuti proprio pochi.
In genere non tornarono.
Si diceva che qualcuno, magari, era stato ammazzato.
A un mio zio, Pilìn, i poliziotti spararono diverse rivolverate perchè lui, cuoco, e dei suoi amici, erano scappati dalla pensione in cui si trovavano senza pagare il conto, stavano fuggendo dallo Stato di New York per andare in Pennsylvania.
Per capire qualcosa dell’accoglienza, bisogna farsi entrare bene dentro anche le storie nostre, di italiani migranti.
Quando ero ben giovane mi lessi un magnifico racconto del grande Domenico Rea, “L’americano” ove si narravano, in una specie di granmellot italo/amer/napoletano, le vicende di un certo fornaio Auricchio che lassù si gangsterizzava.
Si leggeva dell’estraneità di quel popolo, dello sfruttamento, della paura etc. di tutle quelle situazioni che inducono anche il debole a diventare malavitoso.
Cose che fanno, dovrebbero far scuola.
Vivo, benissimo, nel quartiere forse più multietnico d’Italia.
Qui si fanno delle cose utili alla comunità, si capisce finalmente che gli stranieri ( oltre che a lavorare, produrre ricchezza) creano un mondo nuovo di comunicazione interculturale che forma nuove generazioni aperte.
E avrei da dire tante altre cose, fatti e idee in cui credo.
Però non ho tempo
e vi saluto con auguri…
MarioB.
Grazie MarioB.
E’ vero, ci sarebbero tante altre cose da dire ma, soprattutto, da fare.
La prima che mi viene in mente? Ricordare. Chi non ha memoria, si condanna
a ripetere gli stessi errori.